Nuovo giornalino

Il nuovo giornalino “Nello stesso carisma… con responsabilità” ci presenta gli atti del Convegno estivo a Mascalucia (CT) dal titolo:

“CHIAMATE PER FEDE CON UNA VOCAZIONE SANTA”

“Ci impegniamo, partecipanti al convegno di persona o in spirito, a rivivere questo dono, a condividerlo, a sperimentare la sinodalità nei nostri gruppi e nelle nostre compagnie, ben sapendo che si tratta di conoscere e riconoscere che cosa comporta una tal elezione, e che nuova e stupenda dignità essa sia.

Sant’Angela, fedele amica, ci accompagni a riscoprire questa vocazione per la quale ringraziamo infinitamente.”

Buona lettura! E non solo …

“Compleanno” di Compagnia a Brescia

Anche quest’anno le Compagnie federate, insieme alla Compagnia di Brescia, ricorderanno la nascita della Compagnia incontrandosi a Brescia nel pomeriggio di sabato 23 al pranzo di domenica 24 novembre.

Vi attendiamo numerose!

In allegato trovate il dèpliant con il programma dei due giorni.

 

 

Mons. Zito è tornato alla casa del Padre

Oggi, 8 ottobre, il vice assistente del Consiglio della Federazione, Mons Gaetano Zito, è tornato alla casa del Padre. Lo accompagniamo con la nostra preghiera e il nostro grazie per quanto ha fatto per noi.


“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto ; come piacque al Signore così è avvenuto…”.

Ricordatelo pure come volete… come un “grande uomo di cultura”, un” insigne studioso”, un intellettuale di solidissima cultura, un “eccellente storico” e forse a lui neanche dispiacerà, perché era tutto questo e anche di più. Ma per me è stato sempre e solo un vero padre, un angelo che nostro Signore, nella sua infinita misericordia, ha messo nel cammino della mia vita. No… sono certa che davanti al Signore non valgono tutti i bei titoli che noi uomini ci gloriamo tanto di possedere! Perché alla fine tutto passa… Vero? Resta l’amore! L’amore e la passione con cui si vive. La grande e vasta cultura che gli si attribuisce, in lui non restava qualcosa di meramente intellettuale o qualcosa di astratto, ma con mirabile intelligenza riusciva ad attuarla nei gesti quotidiani. Il grande sapere che possedeva serviva solo per dimostrare la concretezza delle realtà Celesti. Il tutto decorato con un grande senso dell’umorismo e grande carità. Per me sarà sempre un grande uomo di Dio. Un sacerdote santo. Un semplice padre. Un angelo discreto…

Una sorella catanese


“Caro don Gaetano, ci hai lasciato, portato via da una malattia implacabile in poco tempo. La tua bella e cara presenza ci dava serenità, la tua preparazione ci dava sicurezza, la tua semplicità ci dava confidenza. Ci avevi rasserenato con la tua presenza al Convegno di Luglio scorso, specie in quella bella giornata da te organizzata, facendoci sperare in una ripresa, ma non è stato così! La lontananza geografica non ci ha resi consapevoli di ciò che stava per accadere tanto velocemente. E ieri sera la notizia! Grazie a te e preghiere al Signore per te”.

+ Adriano Tessarollo – Assistente del Consiglio della Federazione


 

Papa Francesco in Madagascar

Condividiamo con gioia il racconto di una nostra consorella del Madagascar che ha partecipato ai momenti organizzati in occasione della visita di Papa Francesco nel suo 31esimo viaggio Apostolico.


6 – 10 SETTEMBRE 2019

Il Papa è stato accolto dai malgasci con gioia immensa e grande fervore. Alla celebrazione Eucaristica della domenica 8 settembre ad Antananarico c’era circa un milione di fedeli venuti da tutte le diocesi dell’isola.
È la seconda volta nella storia che il Santo Padre è venuto in Madagascar. Giovanni Paolo II ha fatto un viaggio apostolico, 30 anni fa, per la beatificazione di una laica Victoire RASOAMANARIVO.
Io ho avuto la grazia e la fortuna di vedere questi due Papi in questa nostra isola e ringrazio il Signore.

SEMINATORE DI PACE E DI SPERANZA è il tema per questa visita del Papa Francesco in Madagascar. Da quando, all’inizio di quest’anno, abbiamo saputo che il Santo Padre sarebbe venuto a visitarci, la Conferenza Episcopale Malgascia ha chiesto a tutti i fedeli cattolici di pregare tutti i giorni per preparare questa visita.

Il Papa ha incontrato tanti diversi gruppi di persone: le autorità, la società civile e il corpo diplomatico; i Vescovi; i Sacerdoti e le persone consacrate; i giovani e gli operai di AKAMASOA (Città dell’Amicizia).

In tutti i suoi discorsi e nella sua omelia, si vede e si sente che il Papa è un “Padre” per noi malgasci: ci conosce, conosce le nostre abitudini, la nostra vita quotidiana e quella della Chiesa, Conosce le nostre ricchezze, i nostri valori e le nostre povertà, i nostri limiti… I suoi messaggi e le sue osservazioni sono tutti un invito a costruire la Pace e la Speranza in ciascuno di noi, nelle nostre famiglie e nella nostra isola, ovunque noi ci troviamo. 

Il messaggio del Santo Padre è centrato su tre punti essenziali:

  1. La “Fihavanana” costituita da spirito di condivisione, di aiuto vicendevole e di solidarietà, è un valore fondamentale della nostra cultura malgascia, ed è scritta anche nella Costituzione della nostra Repubblica del Madagascar. “Include anche l’importanza dei legami familiari, dell’amicizia e della benevolenza tra gli uomini e verso la natura. Così si rivelano “l’anima” del vostro popolo e quei tratti peculiari che lo contraddistinguono, lo costituiscono e gli permettono di resistere con coraggio e abnegazione alle molteplici avversità e difficoltà che deve affrontare quotidianamente”. Più volte il Papa ci invita a vivere la fraternità che mette in valore la fihavanana favorendo uno sviluppo umano completo, affinché nessuno si senta escluso.
  2. Il rispetto della natura: “Laudato sii” per la bellezza e la ricchezza naturale del Madagascar nella sua biodiversità vegetale e animale. Il Papa ci invita a rispettare e a proteggere l’ambiente. Il nostro paese soffre per la deforestazione e i fuochi delle foreste, dello sfruttamento non controllato dei legni pregiati, delle esportazioni illegali che vanno a beneficio di una minoranza e che sono nocive allo sviluppo del paese e alla promozione dell’uomo e di tutto l’uomo. “ non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future.”
  3. La lotta contro la corruzione: Il Papa ci incoraggia a lottare con forza e determinazione contro ogni forma endemica di corruzione, causa di ineguaglianza sociale e della povertà umana del paese. Per questo è necessaria una partecipazione attiva di ciascuno e di tutti nella vita della Chiesa e nella vita sociale. “. È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone ad uscire dalla povertà.”

Vedere il Papa sempre sorridente e in ammirazione per tutta la gente venuta ad accoglierlo è stato un messaggio di speranza per noi. Ci dona una grande gioia e una grande forza per vivere la nostra fede. Ci incoraggia a vivere la “fihavanana” e ad amare i poveri.

  • Alle persone consacrate, il Papa chiede di restare sempre nel cuore del Signore e nel cuore della gente. E, nonostante le nostre miserie e le nostre debolezze, ci dobbiamo impegnare con tutte le nostre forze nella grande missione di annunciare il Vangelo.
  • Ai giovani, il Papa ha dato un forte messaggio di speranza: “Con Gesù, ci sono sempre nuovi orizzonti. Vuole trasformarci tutti e fare della nostra vita una missione. Ma ci chiede una cosa: ci chiede di non aver paura di sporcarci le mani”.

Con il Papa saremo seminatori della fede, della speranza e della pace, senza mai scoraggiarci nonostante le difficoltà e la fatica.

Ringrazio il Signore e con il Papa prego per il nostro paese “ per essere dei seminatori della fede, della pace e della speranza in questa terra. Che la luce della speranza non si spenga mai e che la Vergine Santa ci accompagni e ci protegga”

Voahangy

convegno internazionale 2019

La casa dei Padri Passionisti di Mascalucia (Catania) in Sicilia dal 5 al 10 Luglio è stata la sede del convegno internazionale 2019 delle Figlie di S. Angela Merici ( chiamate nei nostri paesi Orsoline).
Sono stati giorni di formazione e di confronto, ma soprattutto di scambio di relazioni umane e spirituali con tutte le consorelle dell’Italia, Canada, Francia, Malta, Slovacchia, Inghilterra … Tante lingue e tradizioni diverse, ma unite insieme da Cristo, Unico nostro Amatore.

Oltre alla relazione della Presidente, sono stati molto importanti gli interventi del vescovo di Trapani Mons. Pietro Fragnelli, del direttore del centro studi “ A. Cammarata ” Don Massimo Naro, della vice presidente del MEIC Prof.ssa Mariella Sciuto. La presenza paterna del vescovo di Catania Mons. S. Gristina ci ha fatto sentire, ancor di più, parte integrante della chiesa Universale.

Un convegno ben organizzato, particolarmente dalle compagnie di Catania e Caltanissetta, le quali, oltre a farci conoscere i luoghi della venerabile Lucia Mangano, (a S. Giovanni La Punta) pregare sulla sua tomba e rallegrarci con un concerto di canti sacri e tradizionali, hanno arricchito la permanenza di tutte le consorelle con l’escursione sull’Etna e Taormina.

Una serata è stata dedicata al recital: “ Piccoli Passi ” attraverso il quale è stata presentata la figura materna della Venerabile Marianna Amico Roxas, colei che fondò la Compagnia nelle diocesi di Caltanissetta, Catania, Piazza Armerina e Caltagirone.

Non è mancato la spettacolo serale di fraternità dove balli, canti, dialoghi e storielle comiche hanno permesso di lasciare un bel ricordo di questi giorni trascorsi insieme. Tante le emozioni, le gioie e i momenti di preghiera vissuti insieme, tanta grazia e serenità che ci accompagneranno nel continuare il cammino all’interno di ogni Compagnia.

Liliana Comp. di Agrigento

Normativa privacy

Il 25 maggio 2018 è entrato in vigore il c.d. GDPR (General Data Protection Regulation), ossia il regolamento europeo n. 679 del 2016 in materia di trattamento, circolazione e protezione dei dati personali. Si tratta di un regolamento comunitario che, in quanto tale, è direttamente applicabile e non necessita di essere recepito da alcuna normativa a livello nazionale.

La Federazione chiede, alle appartenenti e a tutti i lettori, di prendere visione dell’informativa sul trattamento dei dati personali e di restituire una copia firmata per prestare il rispettivo consenso.

Il testo del consenso può essere scaricato a questo link:

Vi invitiamo a prenderne visione e spedirlo compilato:

  • via mail a valeriabroll@gmail.com
  • o tramite lettera raccomandata a/r all’indirizzo: Broll Valeria loc. Gheghe, 2 38050 S. Orsola Terme-Trento – Italia

Nello stesso carisma n° 2

Sta arrivando nelle nostre case il giornalino “Nello stesso carisma” n. 2.  È, come sempre, un giornalino molto ricco di spunti e di riflessioni e un aiuto per conoscere e apprezzare sempre di più la nostra realtà che ha un respiro mondiale.

Una particolare importanza viene data al tema del discernimento, tema che diventa prioritario in tante Compagnie che si trovano di fronte alla necessità di scelte importanti, coraggiose e improrogabili. Sant’Angela ci sia guida e maestra.

A questo link la versione PDF: 


In questo giornalino, nelle ultime pagine, trovate anche l’importante informativa per adeguarsi alle normative sulla privacy, vi invitiamo a prenderne visione e spedirla compilata:

  • via mail a valeriabroll@gmail.com
  • o tramite lettera raccomandata a/r all’indirizzo: Broll Valeria loc. Gheghe, 2 38050 S. Orsola Terme-Trento – Italia

Per agevolare l’invio dello stesso trovate il PDF compilabile anche a questo link:

Carla Osella dal Papa

Il 9 maggio il Papa ha incontrato 500 rom e sinti provenienti da tutta Italia: era presente anche Carla Osella della Compagnia di Torino che da 48 anni condivide il suo cammino con loro. Si è presentata al Papa dicendo che era una figlia di Sant’ Angela e il Papa l’ha ringraziata per il suo servizio e l’ha incoraggiata a continuare.

Carla ci ha inviato queste brevi osservazioni.

È stato un incontro fuori dalle righe, i bambini correvano tra le sedie e gli adulti un po’ intimoriti facevano volteggiare la bandiera dei rom (azzurra per ricordare il cielo, verde per i prati e al centro la ruota dai sedici raggi per ricordare la loro provenienza dall’India). Appena arrivato è scoppiato un grande applauso e in molti hanno urlato: “Viva il Papa”.

Poi si è fatto silenzio per ascoltare il suo discorso, parole semplici e l’invito rivolto a tutti di chiudere con ogni forma di razzismo: “ … voltare pagina. Esorto voi tutti che vivete nelle città in cui si respira tanto individualismo, ad impegnarvi a costruire periferie più umane, legami di fraternità e di condivisione.

E potete farlo innanzitutto se siete buoni cristiani, evitando tutto ciò che non è degno di questo nome: falsità, truffe, imbrogli, liti”.

Giornate di formazione e spiritualità a Brescia

Sono state una sessantina le responsabili (direttrici, vice-direttrici e consigliere) che si sono incontrate a Brescia, in Casa Sant’ Angela dal 25 al 27 aprile 2019, “per progredire insieme nel cammino formativo e spirituale”.

Le partecipanti hanno sperimentato quanto aveva suggerito la Presidente: “Unite insieme, abbiamo condiviso la grazia della presenza del Signore tra noi, abbiamo fatto esperienza di fraternità, trovato sostegno e aiuto per vivere la nostra vocazione e missione”. E l’ incontrarci a Brescia, vicino alla nostra Madre, è stato un grande dono.

Il 25 e il 26 la dott.ssa Claudia Ciotti, psicologa e psicoterapeuta, ci ha aiutato ad approfondire il tema: “Il coraggio del discernimento personale e comunitario, per un cammino di fedeltà al carisma”.

Nella  prima giornata ha presentato il discernimento comunitario: tra realtà spirituale e dimensione psicologica.

Si è soffermata sulla parola “coraggio” perché è necessario non spaventarsi di fronte alla fatica che comporta ogni discernimento, sia comunitario che personale, ma renderci consapevoli che non possiamo pensare di arrivare al bene assoluto: sarebbe un’illusione che ci blocca! Bisogna essere realiste.

L’obiettivo è comunque sempre quello di mettersi in ascolto dello Spirito.

La visione di uno spezzone di film su tale argomento e il lavoro di gruppo ci hanno permesso poi di concretizzare nel nostro oggi quanto avevamo visto e ascoltato.

Nella seconda giornata siamo state guidate a riflettere sul discernimento personale. È necessario “un cuore in ascolto”, perché solo così si può discernere la volontà di Dio. Ognuna poi ha avuto la possibilità sia di un tempo personale che di un momento di confronto in sala.

Ringraziamo la dott.ssa Ciotti per il prezioso percorso che ci ha offerto e che possiamo sintetizzare così: il discernimento “è condizione di vita del cristiano che sa stare nella tensione del cammino verso il Regno di Dio, abitando la terra e vivendo di fede”.

La terza giornata ci ha permesso di approfondire le integrazioni alle Costituzioni attraverso la relazione della Presidente (alle direttrici non presenti è stata inviata la copia) e di porre alcuni quesiti relativi a questi cambiamenti richiesti dalla Santa Sede. A ognuna è stata consegnata la ristampa del testo.

Ogni partecipante è tornata a casa arricchita … a tanti livelli.

Il nostro grazie a tutte le persone che hanno contribuito perché questo si realizzi.

Gesù risorto per amore

Da “Avvenire – Luoghi dell’infinito” aprile 2019

Di ENZO BIANCHI


Scriveva Massimo il Confessore, grande teologo bizantino del VII secolo: “Colui che conosce il mistero della resurrezione conosce il senso delle cose, conosce il fine per il quale Dio fin dall’in-principio creò tutto”. Sulla scorta di questa penetrante osservazione che riguarda l’evento centrale del cristianesimo, il vero e proprio specifico della fede cristiana, è utile porsi una semplice domanda: perché Gesù è risorto da morte?

Sarebbe troppo sbrigativo rispondere che egli è risorto perché era Figlio di Dio, dunque ciò stava nell’ordine normale delle cose. Risposta vera ma parziale. D’altra parte, non è neppure sufficiente leggere la resurrezione come il miracolo dei miracoli: tale interpretazione contiene certamente una verità, perché la resurrezione è l’inaudito su questa terra, è ciò che contraddice la certezza universale secondo cui la morte è l’ultima parola sulla vita umana. Ma a mio avviso è ancora una spiegazione insufficiente…

Cerchiamo dunque di fare un percorso più approfondito. Nell’Antico Testamento la morte è il segno per eccellenza della fragilità umana. Ciascuno porta dentro di sé “il senso dell’eterno” (‘olam: Qo 3,11), l’ansia di eternità, e tuttavia è costretto a constatare l’inesorabile presenza della morte come ciò che contrasta fortemente la sua vita. Con uno sguardo naturalistico, si può anche ammettere che la finitezza umana sia in qualche modo una necessità biologica, come lo è per ogni creatura; ma tale giustificazione non spegne dentro di noi il sentimento che la morte, proprio perché non permette che qualcosa di noi rimanga per sempre, minaccia fortemente il senso della nostra vita: la morte è la somma ingiustizia! Ogni essere umano, “sotto il sole” (direbbe Qohelet), trova senso nella misura in cui sa vivere dei gesti che restano nel tempo: ma se tutto passa, se tutto finisce con la morte, che senso ha la nostra esistenza?

Qui entra in gioco la riflessione umanissima che ogni uomo e ogni donna fanno da sempre e in tutte le culture: vivere è amare. Tutti gli esseri umani percepiscono che la realtà indegna della morte per eccellenza è l’amore. Quando infatti giungiamo a dire a qualcuno: “Ti amo”, ciò equivale ad affermare: “Io voglio che tu viva per sempre”. Può sembrare banale ripeterlo e tuttavia resta vero: la nostra vita trova senso solo nell’esperienza dell’amare e dell’essere amati, e tutti siamo alla ricerca di un amore con i tratti di eternità. Ebbene, la grazia di un libro come il Cantico dei cantici posto al cuore delle sante Scritture consiste proprio nel fatto che in esso si parla dall’inizio alla fine di amore, di amore umano. A conclusione del Cantico si legge un’affermazione straordinaria. L’amata dice all’amato:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio,

perché forte come la morte è l’amore,

tenace come l’inferno è lo slancio amoroso.

Le sue vampe sono fiamme di fuoco,

una fiamma del Signore (Ct 8,6-7).

Qui si raggiunge una consapevolezza presente in numerose culture, che sempre hanno percepito un legame tra amore e morte (si pensi solo al celebre binomio greco érosthánatos). La Bibbia, dal canto suo, ci illustra che amore e morte sono i due nemici per eccellenza; non la vita e la morte, ma l’amore e la morte! La morte, che tutto divora, che vince anche la vita, trova nell’amore un nemico capace di resisterle, fino a sconfiggerla. In altre parole, se è vero che l’Antico Testamento non ha pagine chiare e nette sulla resurrezione dai morti, al suo cuore sta però la consapevolezza che l’amore può combattere la morte. E questo non è poco!

Tenendo presente tale orizzonte, possiamo ritornare alla nostra domanda: perché Gesù è risorto da morte? Una lettura intelligente dei vangeli e poi di tutto il Nuovo Testamento porta a concludere che egli è risorto perché la sua vita è stata agápe, è stata amore vissuto per gli altri e per Dio fino all’estremo: “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine (eis télos)” (Gv 13,1), per riprendere il versetto giovanneo che apre la narrazione dell’ultima cena, contrassegnata dal gesto della lavanda dei piedi. Gesù è stato risuscitato da Dio in risposta alla vita che ha vissuto, al suo modo di vivere nell’amore fino all’estremo: potremmo dire che è stato il suo amore più forte della morte – quell’amore insegnato ai discepoli lungo tutto la sua vita (con tutta la sua vita!) e poi condensato nel mandatum novum: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 13,34; 15,12) – a causare la decisione del Padre di richiamarlo dalla morte alla vita piena.

Detto altrimenti, se Gesù è stato l’amore, come poteva essere contenuto nella tomba? È questa la domanda che si cela dietro le parole pronunciate da Pietro nel giorno di Pentecoste: “Dio ha risuscitato Gesù, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere” (At 2,24). Com’era possibile che l’amore restasse preda degli inferi? Davvero la resurrezione di Gesù è il sigillo che Dio ha posto sulla sua vita: risuscitandolo dai morti, Dio ha dichiarato che Gesù era veramente il suo racconto (exeghésato: Gv 1,18) e ha manifestato che nell’amore vissuto da quell’uomo era stato detto tutto l’essenziale per conoscere lui.

È in quest’ottica che possiamo comprendere anche il cammino storico compiuto dai discepoli per giungere alla fede in Gesù Risorto e Signore. Cosa è successo nell’alba pasquale, nell’alba di quel “primo giorno dopo il sabato” (Mc 16,2)? Alcune donne e poi alcuni uomini, discepole e discepoli di Gesù, si sono recati al sepolcro e l’hanno trovato vuoto: mentre erano ancora turbati da questa inaudita novità, hanno avuto un incontro nella fede con il Risorto, presso la tomba, sulla strada tra Gerusalemme ed Emmaus, ai bordi del lago di Tiberiade… Ed è significativo che Gesù non sia apparso loro sfolgorante di luce, ma si sia presentato con tratti umanissimi: un giardiniere, un viandante, un pescatore.

Di più, egli si è manifestato nella forma con cui lungo la sua esistenza aveva narrato la possibilità dell’amore. Per questo Maria di Magdala, sentendosi chiamata per nome con amore, risponde subito: “Rabbunì, mio maestro!” (Gv 20,16); i discepoli di Emmaus riconoscono Gesù nello spezzare del pane (cf. Lc 24,30-31.35), cioè nel segno riassuntivo di una vita offerta per tutti; il discepolo amato, che lo riconosce presente sulla riva del lago di Tiberiade, grida a Pietro: “È il Signore!” (Gv 21,7). In sintesi, la vita di Gesù è stata riconosciuta come un amore trasparente, pieno, e quelli che lo avevano visto vivere e morire in quel modo hanno dovuto credere alla forza dell’amore più forte della morte, fino a confessare che con la sua vita egli aveva davvero raccontato che “Dio è amore” (agápe: 1Gv 4,8.16).

Illuminati da questa consapevolezza, i discepoli hanno poi compiuto un cammino a ritroso, che li ha condotti a ricordare, raccontare e infine mettere per iscritto nei vangeli la vita di Gesù sulle strade della Galilea e della Giudea. Essi hanno compreso che Gesù aveva narrato l’amore di Dio con le sue parole, con la sua maniera di stare in mezzo agli altri, di incontrare i malati e gli emarginati, di perdonare la donna adultera (cf. Gv 8,1-11), di accettare il gesto d’amore della peccatrice (cf. Lc 7,36-50), di chiamare Giuda “amico” (Mt 26,50), proprio mentre per colpa sua veniva arrestato… E dopo aver raccontato tale amore per tutta la vita – fino a dire, sulla croce: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34) – avrebbe potuto restare preda della morte? Con la sua vita e la sua morte Gesù ha mostrato di avere una ragione per cui morire e, quindi, una ragione per cui vivere: l’amore per gli altri, vissuto quotidianamente e con semplicità, gratuitamente e liberamente, quell’amore che non può morire!

Sì, l’unico prezzo che il cristianesimo ci richiede per essere vissuto e compreso in profondità è quello dell’amore. Siamo cioè chiamati a immergerci nell’amore di Dio, quell’amore di cui canone, regola, forma è l’amore di Cristo, che ha speso giorno dopo giorno la vita per gli altri (cf. Gv 15,13): allora la nostra vita potrà avere un senso, una direzione, un sapore… Ecco perché, quando siamo incapaci di sperare nella resurrezione, è perché in verità non crediamo che l’amore possa avere l’ultima parola: credere e sperare la resurrezione è una questione d’amore, perché solo l’amore ha provocato la resurrezione di Gesù.

Forte come la morte è solo l’amore, più forte della morte è stato l’amore vissuto da Gesù Cristo: è questo che noi cristiani dovremmo annunciare, con umiltà e discrezione, a tutti gli uomini e le donne. Affermare semplicemente che “Gesù è risorto” è una bella notizia, ma troppo breve per essere davvero Vangelo per tutti gli esseri umani: come potrebbe riguardarli? Forse invece anche i non credenti sono interessati a percorrere un cammino nel quale si parta dal presupposto che l’amore è in grado di combattere la morte, fino a vincerla.

Ecco il senso profondo della resurrezione di Gesù, ecco come questo evento può parlare a tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità.

                                                                            Enzo Bianchi